Zambelli. Per chi vuole leggere qualcosa che non si trova facilmente

edoardo zambelli

Storie di due donne e di uno specchio, di Edoardo Zambelli ( ed. Laurana) l’ho letto due volte.
Lessi anche il suo primo libro L’antagonista, e mi piacque molto. Anche questo libro mi è piaciuto molto, ma un po’ meno.
Zambelli, secondo me scrive libri di filosofia: questo secondo di più del primo.
Se nel primo c’era una storia e il lettore e la lettrice alle prime armi avrebbe potuto pensare di trovarsi, almeno fino a un certo punto, di fronte a un romanzo classico di quelli appunto con la storia, in questo l’illusione non fa in tempo a formarsi.
Questo l’incipit “ E’ una casa piccola, eppure è infinita. Non c’è luce. Intravedo sagome mobili, ma potrebbero essere persone. “ e questo, – è detto più avanti-, è l’inizio di un sogno. Poche pagine dopo, poi, accanto a episodi di normale vita quotidiana accadono cose che sono chiaramente estra quotidiano ed extra sensoriale.
Non so se questo libro sia stato scritto prima dell’altro ( Edoardo?) ma a me sembra più immaturo. Ci sono i temi del primo ma l’autore non è riuscito a lavorare talmente bene da riuscire a nasconderli davvero nelle pieghe di una storia quotidiana che era la grande forza del primo libro. Leggere il mistero nel giorno per giorno, intuire l’orrore dietro gesti normali, – quelli che tutti noi compiamo – dietro personaggi con una faccia perfettamente plausibile e l’altra che ti sprofonda all’inferno: questo fa davvero paura.
La Storia di due donne e di uno specchio a me sembra troppo scoperto.
Di cosa parla il romanzo: del mistero della vita, della vita come mistero. Questa è la mia lettura, la mia opinione.
Lo fa col suo linguaggio bellissimo, semplice ed elegante, utilizzando una struttura agile, la divisione del libro in due parti ciascuna dedicata ad una protagonista.
Ma, sono davvero due le protagoniste oppure sono tre? La madre della seconda parte è una Alessandra diversa da quella a cui è dedicata la prima sezione del libro?
Strani personaggi con fiori appuntati sul petto, gatti giapponesi, il bagno – e la tavoletta del water-, le piastrelle, e sopratutto una casa, con un video – che suggerisce una pista ma è troppo poco. Questi sono alcuni degli elementi che producono l’atmosfera misteriosa del libro, direi quasi angosciante. Però, mi permetto di insistere: forse sono troppi. Forse troppo mistero e troppo poca storia “uno più uno due”, che tra di noi avremmo intuito subito essere posticcia ma avrebbe retto la finzione.
Non so proprio come spiegarmi. Accidenti. Questo romanzo mi svela troppo presto IL mistero che avrei voluto rimanesse tale.

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Sul ddl Pillon

bei zauberei

Comincia ora la discussione del ddl Pillon, un disegno di legge teso a riformulare le norme della separazione tra coniugi in particolare in presenza di figli. Il disegno di legge prevede alcuni cambiamenti salienti che qui vorrei sintetizzare

– obbligo della mediazione familiare, in presenza degli avvocati di parte per avviare la separazione
– abolizione dell’assegno di mantenimento, con divisione delle spese fatte in base al riscontro delle prove di pagamento
– divisione rigorosa a metà del tempo passato con i figli.
– Un indennizzo per il genitore che lascia all’altro la casa di proprietà

E nel dettaglio si riscontra:
– cambiamento dell’accordo solo previo accordo della coppia
– nessuna osservazione aggiuntiva o casistica particolare quando i figli in questione dovessero essere molto piccoli, per esempio sotto i tre anni
– nessuna rilevanza rispetto i desideri espressi dai minori
– nessuna possibilità di ricorrere al tribunale di fronte all’inadempienza di…

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Sconosciute alla stazione

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Quando incontri la povertà la riconosci.

E’ una donna più giovane di te con radi capelli sporchi di tre colori, legati in una coda di cavallo, vestita di tessuti sintetici fino alle scarpe da ginnastica, sporche e sformate. Due borse sulle spalle e una busta trasparente in mano con tre birre dentro.

Parla con altre due donne, una bianca e una nera. La nera è alta, un bel portamento, sembra un’insegnante o un’infermiera mentre la donna con le birre sembra quello che probabilmente è: una donna delle pulizie in qualche grossa ditta, una che pulisce uffici o mense e viene inviata ogni giorno in un posto diverso ad orari impossibili.

La povertà quando la incontri parla un italiano poco comprensibile, smozzicato, cadenzato di smorfie di disgusto. Tutta la rabbia, il rancore e la fatica di vivere nelle smorfie della bocca.

E’ una faccia disgustata, labbra tirate, un corpo che semplicemente resiste, con spalle spesse e una grossa pancia fasciata di blu. Sono occhiaie non mascherate.

Il mio pensiero è spontaneo: questa ha votato Salvini. La sua amica è nera ma lei ha votato Lega, probabilmente. Se ha votato. Di cosa potrei parlare con questa donna? Potrei provare a spiegarle qualche teoria o idea economica socialista contrapposta al pensiero dominante, finto liberista? Parlarle dei disastri del capitalismo? Non penso.

Se avessi il modo di fermarla e chiederle magari il nome potremmo parlare di lei (e anche di me), delle sue condizioni materiali di esistenza e di lavoro (e delle mie secondo un fondamentale principio di reciprocità), delle sue angosce, se ha figli o nipoti; vorrei sapere dove abita e come sono i suoi vicini. Se è sposata o separata oppure senza uomini completamente; se ha genitori anziani da accudire dopo o prima del lavoro. Di cosa ha paura e cosa la fa felice.

Con lei l’incontro dovrebbe essere prima umano, dovremmo insomma cercare di riconoscere la stessa umanità che ci fa essere, tanta è la differenza in tutti gli altri campi. Differenza non tanto di ceto – i miei genitori vengono da quella classe sociale lì, la conosco bene la fatica di quelle donne – e neanche di stipendio – guadagno certo molto più di lei ma non prendo neppure il doppio del suo stipendio; la differenza sostanziale sta nella considerazione di me e negli strumenti di comprensione del mondo che possiedo.

Lei sembra una naufraga, che si aggrappa al primo pezzo di legno che passa.

Tutto questo e molto altro ancora dovrebbe essere la nostra conversazione che dovrebbe durare molti giorni, settimane, con incontri in bei posti oppure alla sfuggita, così, sul treno.

Amici e amiche di sinistra, siete – siamo – disponibili a mettervi in gioco così tanto? Fare politica su facebook è più facile ma non tutti hanno un pc o uno smartphone. Sembra impossibile ma è così e niente marca la differenza tra lei e me come la possibilità di accesso all’informatica, al web, la disponibilità di attrezzatura tecnologica.

Lei ad esempio aveva un vecchio Nokia nella mano destra, a cui strusciava nervosamente il display come fosse un touch screen forse cercando di sembrare normale, come tutti il resto dei passeggeri frettolosi pieni di pc e smarphone attaccati alle orecchie alla stazione, oggi.

Medea: un mito, molte interpretazioni. La storia.

Medea Maria Callas

La vicenda di Medea e Giasone viene da molti letta come una metafora dell’incontro/scontro tra due mondi: un mondo arcaico primitivo, per ciò stesso legato alla natura, semplice, e il mondo più razionale, che inizia a poggiarsi su leggi condivise e per questo predispone lo sviluppo della doppiezza e del sotterfugio secondo la nota massima: fatta la legge trovato l’inganno.

Pasolini, in un’intervista, nel rapporto tra Medea e Giasone vede il contrasto tra proletariato e borghesia. Christa Wolf dà una lettura femminista, che a me piace molto: l’arrivo di Medea a Corinto rappresenta il momento del passaggio dalla cultura matriarcale a quella patriarcale, con l’elisione del ruolo della donna dal consesso sociale e la sua segregazione.

Mi piacciono queste interpretazioni mi sembrano convincenti come spiegazioni della natura della nostra civiltà. Ma.

Medea è anche una storia, non solo un mito.

La storia di una donna che arriva da un luogo molto lontano, barbaro, lei stessa maga; da est, non a caso. E prova sentimenti molto potenti, principalmente amore ed odio, proprio perché è una donna primitiva. Emozioni non normali ma a potenza mille.

E’ un personaggio inquietante, non c’è dubbio: uccide il fratello e ne fa a pezzi il corpo, invia una veste avvelenata alla promessa sposa di Giasone e con quella l’ uccide e poi, in ultimo, l’azione per cui è giustamente famigerata: l’uccisione dei figli.

Ecco che, però, sento che devo darle delle attenuanti, o almeno trovare delle spiegazioni altrimenti non capisco niente e mi sembra solo una barbara in preda alla follia che ha un unico scopo: quello di vendicarsi di un tradimento.

Euripide da la possibilità, è nei versi, di capire anche qualcosa di diverso.

L’ ho capito seguendo la lectio magistralis della prof.ssa Eva Cantarella, Medea Migrante. Per chè interessato: https://www.youtube.com/?gl=IT&hl=it.

Ci sono molti temi importanti nell’interpretazione della professoressa Cantarella, sopratutto connessi all’esperienza dell’essere diversa, straniera ma a me interessa principalmente questo che ora cercherò di spiegare.

Quando Medea fugge dalla sua città natale, Iolco, e durante la fuga uccide il fratello addirittura, compie un gesto senza possibilità di redenzione e ritorno. Sa che mai potrà tornare indietro alla casa del padre (come era usanza ad esempio per le donne ripudiate) e si consegna completamente a Giasone. Ora ha solo lui. Ma Giasone, dopo averle fatto due figli maschi, la tradisce e vuole sposare una più giovane e figlia di re – a lui il regno l’aveva fregato lo zio, deve rifarsi, costi quello che costi.

Medea non può accettarlo e non certo a causa di un banale tradimento, non è certo questo il punto. Non può accettarlo perché lei, senza Giasone, bandita da Corinto, non sa più dove andare: non c’è letteralmente un luogo sulla terra che posa accogliere lei e i suoi figli.

Ho letto che le donne che uccidono i figli lo fanno perché sono convinte, erroneamente certo ma fermamente, che non ci sia la possibilità di alcun bene per loro su questa terra e che, quindi, i bambini staranno meglio di là, nell’altra vita.

Credo che Medea abbia fatto un ragionamento simile. La vendetta per il tradimento di un uomo c’entra poco, credo. E’ lo smarrimento profondo di fronte alla domanda che la donna tradita si fa: e ora dove andremo? Chi darà da mangiare ai miei figli?

Poichè a me interessa capire come le donne esercitano il loro potere all’interno della società mi sono chiesta che cosa mi dice questo mito.

Parto da questa considerazione: Medea in patria era figlia del re e sacerdotessa, una privilegiata rispetto all’esercizio del potere. Quando si innamora di Giasone e fugge tagliandosi dietro i ponti è consapevole che da ora in poi il suo potere dipenderà da quell’uomo che la terrà legata finché vorrà. E infatti a un certo punto non vuole più e lascia cadere il filo, rendendo con questo Medea completamente impotente. L’unico potere che le rimane quindi quello sul nudo corpo, si legga Agamben: il suo e dei figli. Lo usa.

 

 

 

Tomaso Montanari, Se chiude la Biblioteca Nazionale di Firenze

Mi viene da piangere.

Emergenza Cultura

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Fuori dalla cesta

Pescatori di perle

Intervista all’agente letterario – 02 – TILA


[La sezione online della rivista «Pescatori di Perle» non ospita solo racconti, ma anche articoli e interviste. L’idea di fondo è quella di tenere come linea guida il binomio «aspiranti autori / scuole di scrittura». Abbiamo posto qualche domanda ai maggiori agenti letterari sulla piazza, e pure a qualcuno di meno noto. A ognuno di loro sono state sottoposte le medesime domande; le interviste sono state fatte con un giro di email. Laddove non aveva senso lasciare una domanda, questa è stata tolta e, in alcuni casi, le risposte, unite. Il primo articolo di questa serie ha visto rispondere Stefano Tettamanti dell’agenzia Grandi&Associati]
Per la serie dedicata alle interviste degli agenti letterari, oggi abbiamo il piacere di ospitare Valentina Balzarotti. Milanese, dopo aver frequentato la scuola tedesca e liceo classico, si è laureata in Lettere Moderne. In seguito è stata borsista presso…

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