Ora basta.

Sono anni che cerco di non pensare alla politica, di non seguire le trasmissioni televisive che si occupano di attualità, di non leggere i giornali, di scantonare ogni eventuale inizio di conversazione sul tema.

Chi mi conosce sa, chi non mi conosce lo viene a sapere ora, che per me questo è fonte di sofferenza. Non ho voluto ammetterlo per molto tempo, ora sono pronta: mi fa molto male non poter più seguire, prendere parte, coinvolgermi. Ma, credetemi, non ce la faccio proprio.

Il punto è che il tonfo è stato grande. Da quanto più alto cadi tanto più ti fai male. Ecco, io mi sono fatta molto male perché stavo molto in alto. Forse troppo.

Sì, questo è un post molto personale, ma la politica è stato uno degli elementi costitutivi della mia vita, letteralmente. Scelte lavorative, personali sono state indirizzate dalla mia passione politica, dalla necessità – mica solo la mia: credo siamo in tanti -, di legare il mio vissuto a quello del resto dell’umanità – sia quella vicina che quella lontana-; dal bisogno di cercare con atti concreti di realizzare e perseguire giustizia  e libertà.

Un attimo di smarrimento. Mi rendo conto dell’enormità che ho scritto. Ma, per cosa vale la pena vivere se non per la giustizia e la libertà, che sono le precondizioni affinché ognuno sia felice come cazzo gli pare?

C’entra la discussione sulle unioni civili e sull’adozione del figlio del partner? C’entra, sì, ma è solo l’innesco.

Però ora mi vorrei veramente incazzare! Deve finire ‘sta fase depressiva che mi ha lasciata annichilita e diffidente verso tutto e tutti per troppo tempo. Ora mi sono veramente rotta di essere espropriata dalla mia linfa vitale, di trovare tutti gli spazi chiusi e occupati, di non vedere vie di sbocco per dare il mio contributo per CAMBIARE la società, ELIMINARE le ingiustizie e REALIZZARE una società più giusta.

 

 

 

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Autore: melaniaceccarelli

Ho compiuto cinquant'anni qualche mese fa e non è stata una bella sensazione. Dal momento che il tempo passa comunque, cerchiamo di imparare qualcosa. Non ho sempre voluto scrivere. Mi sembra importante dirlo subito perché forse questo fa di me una aspirante scrittrice un po' anomala ed è bene essere sinceri, se si apre un blog. Ho fatto un sacco di cose, fino ad ora, compresi sette traslochi nella mia vita, fino ad ora, cosa che implica che, a questo punto, io non abbia più paura di niente. Ho scritto un libro sulla mia esperienza in Brasile, dal titolo Un figlio in prestito. E' un romanzo, non racconta niente di epico o di particolarmente coraggioso. E' solo un romanzo.

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