Metis: un modo di stare al mondo

Con alcune amiche da un po’ di mesi stiamo riflettendo sul concetto di Metis, conosciuta come “l’intelligenza femminile”. Ma non è roba solo per donne. Vediamo cos’è.

Metis, figlia di Oceano e Teti è la personificazione di alcune virtù che si ritrovano principalmente, anche se non esclusivamente, nelle donne. Metis è la personificazione dell’intelligenza astuta, la capacità di superare gli ostacoli aggirandoli. Più acqua che ferro, più pervasiva che penetrante, più tenace e paziente che forte e prepotente. E’ la madre di Atena che, come il suo animale simbolo, la civetta, vede nel buio: scorge prima, intuisce, come se già sapesse sa dosare le parole e la forza. Non è un caso che l’eroe protetto da Atena, il suo preferito sia il polimorfo Ulisse.
Pensare più a lungo, riflettere sul discorso e sulla relazione, osservare le forze in gioco. Diventare fluidi.
Politropia: volgersi in più direzioni, riuscire ad agire in situazioni complesse n cui è fondamentale tenere insieme le svariate componenti che informano sul contesto. ( Sintesi da articoli di Simona Paravagna e Mauro Pellegrini)

Potrebbe essere, anzi, è un modo di stare al mondo.

Potrebbe essere un modo di fare politica, di risolvere le controversie internazionali. E’ contrapposta alla forza, all’impulsività, alla voglia di vincere annientando l’avversario. Tenacia e pazienza invece che forza e prepotenza. Penso ai movimenti ambientalisti, scomparsi nel nostro paese, e a quelli pacifisti, idem. E’ con tenacia e pazienza, con la loro pervasività che, nel passato, hanno raggiunto risultati inaspettati.
E ora? Ci siamo lasciati convincere da una retorica preistorica: una clava in mano e via!, in testa a tutti quelli che non la pensano come me. Ma non tutto è perduto.

Sopratutto, niente è perduto se pensiamo ad Ulisse. Cos’è che lo fa tornare a casa? La tenacia, la pazienza, la furbizia, l’intuizione, la capacità di inventare soluzioni creative.

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Autore: melaniaceccarelli

Ho compiuto cinquant'anni qualche mese fa e non è stata una bella sensazione. Dal momento che il tempo passa comunque, cerchiamo di imparare qualcosa. Non ho sempre voluto scrivere. Mi sembra importante dirlo subito perché forse questo fa di me una aspirante scrittrice un po' anomala ed è bene essere sinceri, se si apre un blog. Ho fatto un sacco di cose, fino ad ora, compresi sette traslochi nella mia vita, fino ad ora, cosa che implica che, a questo punto, io non abbia più paura di niente. Ho scritto un libro sulla mia esperienza in Brasile, dal titolo Un figlio in prestito. E' un romanzo, non racconta niente di epico o di particolarmente coraggioso. E' solo un romanzo.

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