La gioia di essere inutile

L’aria a tremila metri era chiara come il vetro e fredda come il ghiaccio dei ghiacciai perenni. Niente inquinamento, non pulviscolo o polveri sottili, si vedeva lontanissimo. Case basse, capanne di fango e foglie, con un buco in mezzo per camino e il pavimento di terra battuta. Non un albero o un filo d’erba per chilometri.

I bambini che lavoravano sui campi ai lati della strada avevano tutti due o tre maglioni, cappellini marroni e neri lavorati a mano e due guance rosse da mangiare, cuperose causata dal freddo e da una dieta ricca di patate e povera di vitamine.

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