Il male minore

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“La conclusione che si dovrebbe trarre da una comprensione autentica di un secolo così gravido di rischi del sommo male è la negazione radicale del concetto stesso di male minore in politica poiché, lungi dal proteggerci dai mali maggiori, i mali minori ci hanno invariabilmente condotto ai primi”.

Hannah Arendt, Archivio Arendt, a cura di Simona Forti, ed Feltrinelli, p. 45

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Lo stragista che non conosco

Non voglio e non so dire niente sulla strage o tentata strage di Macerata da parte del razzista leghista. Solo che mi dispiace molto per le vittime, vorrei capire chi sono, se si salveranno.

Ho visto le foto dello stragista, non so se questa sia la parola giusta ma, certo, assassino semplice non è. Un assassino semplice è uno che tenta di ammazzare  l’immigrato nero Nome e Cognome perché ha violentato/ucciso la sorella/mamma/nonna ecc… Uno stragista ( ripeto non so se la definizione è giusta) è colui che prende di mira un intero gruppo etnico, cioè persone che non ha mai visto in vita sua, per ragioni ideologiche. Cioè come hanno fatto i vari stragisti mussulmani nelle varie città europee e sopratutto medio orientali fino ad ora.

Mi colpisce la distanza tra me, quello che penso e sono e tutto quello che mi circonda  e la foto e la vita di questo stragista. Mi colpisce il fatto che io quella gente lì nella mia quotidianità non la incontro mai, non la incontro quindi non ci parlo. Facciamo vite completamente separate, non ci scambiamo niente e io mi rinforzo nelle mie idee e lui (loro) si rinforzano nelle loro. Quindi non posso neanche mostrare a questa gente un altro modo di essere e di vedere il mondo. Dice: tanto non cambiano idea. Non so, probabilmente no, ma certo il dialogo a me sembra l’unico modo per aiutare ad approfondire le conoscenze e le convinzioni. Mi riferisco a quando uno non ha già ammazzato o tentato di ammazzare un sacco di persone, mi riferisco alla necessità di smontare il clima d’odio che i partiti di destra hanno sapientemente gonfiato.

Qualcuno dovrebbe poter parlare con questa gente, ascoltarli, capire perché sono convinti che i loro problemi derivino dagli immigrati e non dagli stipendi bassi o il lavoro che non c’è, l’assistenza domiciliare della nonna passata da 12 a 5 ore la settimana e sciocchezze del genere. Ripensandoci, comunque, per ora, in campagna elettorale, non c’è proprio niente da fare. Dopo, forse.

 

Lo zio simpatico

 

pexels-photo-404174C’era questo zio, marito di una sorella di mio padre, che non stava tanto simpatico a nessuno. Cioè: lui era un simpaticone, a me ricordava il genere Alberto Sordi: abbastanza imponente, sempre curato, elegante e sorridente, un po’ disutile. Agli appuntamenti di famiglia questi zii arrivavano sempre in ritardo e mia zia si prendeva la colpa. Non amava molto lavorare, faceva piuttosto lavorare la zia e quando si prendeva qualche impegno ci potevi contare poco.

Con me e mia sorella riscuoteva abbastanza successo, solo aveva un’aura un po’ strana, vibrazioni negative con i grandi. Infatti qualche anno dopo la zia e lo zio si separarono. Sono sicura che non ha lasciato buoni ricordi tra i componenti della mia famiglia ma io, a dirla tutta fino in fondo, un ricordo positivo ce l’ho. Di questo zio, ora morto da quel dì, io ho addirittura un ricordo utile e questo ricordo specifico ce l’ho solo io perché eravamo noi due e basta e io non l’ho mai detto a nessuno perché forse un po’ mi vergognavo, siccome non ero più una bambina, a confessare che era stato lui a mostrarmi un metodo pratico per capire il davanti e il dietro delle maglie. Ancora non ne avevo trovato uno più veloce di quello che mi aveva insegnato mia madre o mia nonna. Lui mi mostrò l’etichetta. Semplicissimo.

A volte, quando mi sveglio presto la mattina

Io, quando mi sveglio presto e nel letto non ho ancora aperto gli occhi, a volte penso: potrei scrivere questo e quello. Mi vengono proprio in mente un sacco di idee. Come prima, un quarto d’ora fa, io, mentre ero sotto il piumone pensavo: ora vado di là e scrivo questo e quello. E allora sono venuta di qua. E le volte che mi capita – e sono combinata – lasciamo perdere – è tutto un pigiama, calzettoni scialli e ponchi ( cappelli no che mi rompono le scatole) e le volte che mi capita poi, io, mica mi ricordo cosa volevo scrivere.

( Da leggersi come se foste Paolo Nori che se non l’avete mai sentito parlare o leggere, vale proprio la pena. Paolo Nori a Il senso del ridicolo a Livorno).

Potere e nuda vita.

ragazzina capelli rossi

(Questa foto non c’entra ma l’ho messa perché la ragazzina mi piaceva troppo)

In queste settimane sto leggendo un libro bellissimo: Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita di Giorgio Agamben. E’ del 1998 ma io so’ gnurant. La mia edizione è la Piccola Biblioteca Einaudi. In questo libro ci sono cose importantissime sul rapporto tra gli uomini ( e le donne), i loro corpi, proprio il loro corpo fisico che inizia con la nascita e il potere, il governo, le forme di governo e molte altre cose. Ci sono riflessioni fondamentali, dal mio punto di vista, per capire anche questa fase politica e questa stessa campagna elettorale

Per dire “vita” i Greci usavano due termini diversi: la zoe, il semplice fatto di vivere comune a tutti gli esseri viventi, compresi animali e dei e biòs, cioè la maniera di vivere propria di un singolo o di un gruppo. La vita semplicemente come esistenza e la vita qualificata, cosciente.

Agamben poi riporta Foucault:

” Per millenni, l’uomo è rimasto quello che era per Aristotele: un animale vivente e, inoltre, capace di esistenza politica; l’uomo moderno è un animale nella cui politica è in questione la sua vita di essere vivente”. “La soglia di modernità biologica di una società si situa nel punto in cui la specie e l’individuo in quanto semplice corpo vivente diventano la posta in gioco delle sue strategie politiche.(…) vertiginoso aumento dell’importanza della vita biologica e della salute della nazione come problema del potere sovrano…” (p.5).

“Lo sviluppo e il trionfo del capitalismo non sarebbe stato possibile, in questa prospettiva, senza il controllo disciplinare attuato dal novo bio-potere (…)” (p.6)

“(…) la politica si era già da tempo trasformata in bio politica e in cui la posta in gioco consisteva ormai soltanto nel determinare quale forma si organizzazione risultasse più efficace per assicurare la cura, il controllo e il godimento della nuda vita”. (p.134)

 

Le vie del vero

Grazia Cherchi intervista Franco Fortini

verità

Mi sono imbattuta in due intellettuali, una di fronte all’altro, una Grazia Cherchi intervista l’altro Franco Fortini.
Questo è un brano dell’intervista in Scompartimenti per lettori e taciturni. Articoli, ritratti, interviste.  Editore Minimum Fax.

“D. E’ vero secondo te che chi è veramente intelligente nasconde di avere ragione?

R. Solo l’intelligenza dell’avarizia può anteporre il successo alla verità, e nascondere di avere ragione perché il mondo  se ne stupisca e la invidi. Poi c’è un’intelligenza ulteriore: che è fiducia – o astuzia bianca – nella discorsività e nella persuasione. e dice quel che pensa perché accetta, come un limite prezioso, i confini della convenzione comunicativa. rifiutando l’idea di una verità occulta, destinata agli iniziati. Ma c’è un altro grado, più alto: di chi può apparentemente nascondere di avere ragione perché sa di possedere altri percorsi per indurre a riconoscere il vero; ossia che il vero percorre molte altre vie oltre quelle dell’intelligenza. Costui è quello che diciamo un maestro.”

Sono commossa. Queste tre frasi raccontano un po’ anche il mio mondo. Sopratutto la certezza che il vero percorre vie diverse, ulteriori rispetto a quelle dell’intelligenza è ciò che mi commuove. Lo penso per me e per molti: il vero, che comunque va sempre riconosciuto e perseguito, va oltre! Figuriamoci se si dovesse affidare alla mia semplice intelligenza o capacità di argomentazione, figuriamoci.

Mo’ ci siamo scocciate

Quando raccontiamo di come abbiamo preso parola, di come abbiamo trovato il nostro posto nel mondo, noi donne partiamo dalla nostra storia, dalle nostre radici e relazioni. So bene di non dire niente di nuovo ma lo ripeto volentieri, forte della conferma arrivata dai commenti al post dal titolo “Che c’è di male?Continua a leggere