Perchè si legge?

Giorni fa mi chiedevo: perché si legge? Perché io leggo? So bene che non è una domanda originale ma siccome io amo leggere da sempre, non c’è stato mai un momento di, come dire: reale presa di coscienza.
Chiedermi perché leggo è come dire: cosa voglio trovare in un libro, che è anche come chiedermi: di che cosa ho bisogno? Sì, in definitiva forse la domanda centrale è: di che cosa ho bisogno?
Non ho intenzione di mettermi a fare qua discorsi sull’arte – che non so fare -, e sono consapevole delle risposte “teoriche”, cioè generali, alla domanda: per vivere mille vite, per evadere, per essere qualcosa di diverso da me stessa, per conoscere. Sono tutte risposte che mi stanno bene, sono valide anche per me. Esiste però anche una mia risposta specifica, personale, un bisogno che più di ogni altro emerge ed è, a volte, soddisfatto da un libro. Si tratta del bisogno di andare un po’ più giù, di entrare sotto la pelle di qualche situazione/dinamica/ragionamento. Approfondire e, insieme, andare un passetto avanti. Ci sono libri molto belli, stilisticamente bellissimi, che non vanno avanti di un millimetro rispetto a quella che sono. Altri, invece, mi rimangono in mente tutta la vita, mi svelano qualcosa, spostano il mio punto di vista di qualche grado. Mi portano avanti. A volte non ricordo neppure bene la trama, magari sono passati vent’anni, ma non dimentico il passo avanti che mi hanno fatto fare.
E voi, perché leggete? Ne vogliamo parlare?

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