Si chiamano sindache!

Ora basta. Se scrivo sindaco parlo di un uomo se scrivo sindaca parlo di una donna.

Non c’entra niente la gradevolezza o meno di certe parole, di certi suoni. Che in italiano ci sono parole bruttissime che vengono usate normalmente: accendino, elettrodomestico, commutatore, attrezzo…e poi, queste sono quelle che non piacciono a me. De gustibus…

C’entra l’aderenza di un concetto alla realtà di quello che significa. Ho lavorato per una donna a capo di una importante società pubblica, si firmava il direttore. Non l’ho mai digerito. – Scusa, esiste la parola direttrice, perché non la usiamo? – le dicevo. – Perché mi ricorda la direttrice dei collegi femminili. –

Infatti. Il punto è proprio questo: la corrispondenza fra il valore nominale di una parola e quello sostanziale. Molte donne: in gamba, libere e femministe, dicono e scrivono, – ne ho letto molto da quando Appendino e Raggi sono diventate due sindache importanti -,  che non importa, l’importante è altro, cioè la sostanza. E non si accorgono che, se non cambiano le parole, neanche la sostanza cambia, o, meglio, che tra sostanza e modo di nominarla c’è una relazione biunivoca molto stretta. Modificare le parole poi aiuta a modificare il pensiero e viceversa. Usare il linguaggio sessuato aiuta a far diventare normale una sindaca, una direttora.

Ciò che non si dice non esiste ( parole di Cecilia Robustelli che lavora proprio su questi temi. vedete il link . http://www.accademiadellacrusca.it/it/eventi/giulia-presentazione-guida-donne-grammatica-media perché  )

Non c’è bisogno che scomodi Freud, vero? Che non sono neanche tanto brava. E neanche la Bibbia: in principio era la Parola. Si esiste in quanto si è nominate. Se non si è nominate non si esiste.

E’ poi, e sopratutto credo, anche una questione di status sociale. Ho letto da qualche parte che nessuno si è mai scandalizzato per operaia, maestra, pasticcera ecc.. Infatti..Eppure pasticcere è come ingegnere: perché pasticcera sì e ingegnera no? Forse perché la pasticcera non ha lo stesso status sociale di una ingegnera?

Ora che le professioni un tempo maschili sono esercitate, sempre di più, anche da donne ( e vai di ingegnere e architette) che il potere sempre più passa nelle mani delle donne ( e vai di sindaca, assessora, direttora) è naturale, consequenziale che si modifichi anche il linguaggio. Voglio dire: mi vedo i giornalistoni di Repubblica o la Stampa a dover parlare di Appendino e Raggi nello stesso titolo e trovare, finalmente, strano scrivere “i sindaci”! Si saran guardati e avranno detto: cacchio ma sono donne. Come le dobbiamo chiamare? Sindache le dovete chiamare. Sindache!