Neppure per mia sorella

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Stamani non riuscivo ad aprire il computer. Mi sono messa a leggere e a finire di schedare un libro molto bello: Il punto cieco, di Javier Cercas. Mi dicevo: accendi il pc, devi scrivere un sacco di roba, di vario genere. Accendilo. Niente. Fino a che non ho letto una frase in quel libro che mi ha dato una scossa. Parlando di intellettuali Cercas dice, tra le varie cose: “ (..) se una volta per tutte (l’intellettuale) si ficcasse bene in testa che la morale precede la politica, e che è impossibile essere un intellettuale onesto senza essere un uomo onesto.(…) e se non scordasse nemmeno per un istante che, nel suo caso, la rettitudine morale dipende dalla sua capacità di riflettere con la massima attenzione, di formulare idee corrette o che a lui sembrino corrette e di agire in accordo con esse e non in accordo con ciò che gli conviene pensare(…).”
Ora, lo so che giro sempre intorno allo stesso tema ( come tutti) ma è questo il punto: non solo per gli intellettuali, che ce l’hanno come obbligo.

Non sono un’intellettuale ma non ho mai rinunciato a riflettere con la massima attenzione e ad agire non come mi conviene ma come mi sembra corretto. Ma, ripeto, prima di agire, se si vuole che il nostro agire sia morale, occorre essere onesti con se stessi: occorre provare formulare idee corrette, o che a noi paiano tali.

Sento ancora l’angoscia nella voce di mia sorella che mi dice, al telefono: “E’ la fine del mondo!” . Rispondo: “Penso di sì, è la fine del mondo per come lo conosciamo, almeno. Magari potremmo, fra molti anni, costruirne uno migliore ma ora siamo nel momento della distruzione “.
Poi penso: non è detto che sia un male questa distruzione di certezze. Facciamo come dice Cercas, ragioniamo: avvenimenti epocali – cioè che avranno conseguenze per molti anni a venire – stanno accadendo. ( E il buon prof. Taliani, sociologia dello sviluppo, ce ne parlava nel 1990). Laddove c’è la guerra, la fame, la carestia, la sperequazione, l’ingiustizia le persone scappano perché sono bombardate, perseguitate, affamate. Cosa c’è di strano?
“ Ok, – dice sempre mia sorella – vieni qua a cercare di stare meglio. Mi sta bene. Ma perché poi ti metti una bomba addosso e ti fai esplodere? “
Forse perché tra i molti che trovano sufficienti motivi di serenità nel nostro mondo ce ne sono alcuni che, per ragioni diverse, questa serenità non la trovano e non la troveranno mai. E allora cercano protezione in una idea forte di identità, che è la cosa più liquida che esista, ma molti non lo sanno. E questi sono presi in mezzo a quei movimenti storici di cui sopra che vedono potenze prima ritenute marginali contendere il dominio sul mondo a potenze da sempre dominanti.
Cosa accadrà di noi? Non lo so. Cambierà il nostro stile di vita. Penso di sì. In peggio anche. Ci sarà meno libertà – cos’è tutto questo parlare di sicurezza? A cosa servono i militari per le strade? Non prevengono atti terroristici e io non mi sento più sicura, mi sento controllata – probabile; ci sarà più sospetto tra “noi” e “loro”, quindi aumenteranno le difficoltà di integrazione. Come effetto positivo prevedo che le persone che attualmente parlano di voler difendere il loro stile di vita, dovranno darsi da fare nel concreto per difenderlo veramente. Ognuno di noi, umile ingranaggio del sistema, dovrà fare scelte personali coraggiose, finalmente.
Ecco perché, in questi tempi, chi cerca facili rassicurazioni non potrà averne. Non da me, neppure se è mia sorella.

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ma, chi ha più bisogno?

Ma quante sono le persone che nel mondo, oggi, vivono sotto la soglia della povertà, scappano da guerre e carestie, fuggono da regimi dittatoriali. Tantissime. Lo vediamo, ogni giorno.

E quante sono le fabbriche che in Italia, in Toscana, chiudono, lasciando senza lavoro e quindi senza reddito i propri dipendenti e impoverendo così larghi strati di popolazione. Tante.

Immagino che ci sia, anzi, sono sicura che c’è chi si chiede? Dobbiamo aiutarli tutti, e, tutti noi?

E chi prima e chi dopo? Quest’ultima soprattutto, è una domanda che si fa un sacco di gente, che pensa di non essere razzista ma lo è.

Non che non sia una buona domanda, ci sono sicuramente situazioni più urgenti di altre, come al pronto soccorso, ci sono i codici rossi, verdi, azzurri e bianchi. Non entra per primo chi per primo è arrivato ma chi sta peggio, chi è maggiormente in pericolo di vita.

Allora, che senso ha mettere foto di profughi col cellulare accanto al classico bambino africano scheletrico e scrivere: ecco? vedete? quel bambino ha bisogno, lui sì che ha bisogno!!

E’ una affermazione razzista, questa è la mia opinione. La risposta alla domanda: chi ha bisogno è: entrambi, ovviamente. E chi entra per primo di decide in base a chi è in pericolo di vita.

Ma non è questo che il razzista in questione voleva sentirsi dire. Sono convinta che il punto sia un altro. A lui/lei, infatti, non torna una cosa: che ci siano persone che provengono da paesi che lui ritiene sottosviluppati che hanno il cellulare, cioè sanno usare la tecnologia. L’immagine del sottosviluppo, infatti, per certe persone è rimasta ferma al bambino con la pancia gonfia. E’ il bambino con la pancia gonfia che rassicura il razzista, con lui si può essere buoni, inviare aiuti, mandare dottori e infermiere, invece, il profugo col cellulare che arriva in Europa minaccia direttamente il nostro benessere, non si accontenta del pugno di riso, vuole partecipare al banchetto. In questo senso il razzista è egoista.

Intendiamoci, non fa piacere a nessuno immaginare che presto ci saranno migliaia di persone a contenderci anche lavori qualificati, perché finché si tratta di raccogliere i pomodori non ci sono problemi, vengano pure. Chi ha figli si pone, giustamente, il problema. Il punto è che questa situazione l’abbiamo creata noi occidentali. Con cinquecento anni di sfruttamento, con il non intervento in guerre disastrose, intervenendo invece quando dovevamo stare a casa nostra. E’ noto ormai che il 20% della popolazione consuma l’ 80% delle risorse del pianeta ( circa). Ciò significa che l’ 80% della popolazione vive con il 20% delle risorse.

Ora, siccome loro sono molti di più e molto più giovani, che cosa volevamo: che morissero di fame, a casa loro, e zitti??!

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