Montalbano ero.

Questo post è per la nuova serie di Montalbano. Che per me è strano, visto che vedo pochissima televisione e me ne intendo proprio pochino, di televisione e cinema. Ma, ultimamente, approfondendo questioni che riguardano la scrittura, mi diventano evidenti quegli errori, quelle sviste e, sopratutto, quegli impianti narrativi che rendono brutto un film, o una serie.
A volte la bruttezza è un qualcosa che si esaurisce all’interno della narrazione, altre volte mi interpella proprio direttamente, ed è allora che mi fa incazzare di brutto. Ultimamente è accaduto col film di Tornatore, La corrispondenza – incazzatura siderale ( appunto!) – e ieri sera con Montalbano – incazzatura molto più modesta, casereccia.
Ho visto la serie dei Montalbano dall’inizio quindi posso fare il confronto.
Intanto i personaggi. Semplicemente: sono diventati tutti macchiette. Cioè sono descritti utilizzando un unico registro narrativo, ognuno il suo, ed evidenziando una unica caratteristica – penso quella che i sondaggi hanno individuato come la preferita dal pubblico. Penso.
Così il Vice Commissario Augello è un donnaiolo e cretino patentato ( lasciatemi usare un po’ di gergo vigatese) che non si rende conto di quello che ha sotto gli occhi. Ma come? Dopo tutti questi anni come vice è sempre così cretino? Anzi, no…è regredito. Era molto più intelligente e acuto, prima.
Ogni volta che Catarella apre sbattendo la porta dell’ufficio del commissario o pronuncia, sbagliando regolarmente, un nome, l’effetto è il latte alle ginocchia. Basta! Non fa ridere più nessuno.
Fazio ha pizzini ovunque, preparati con grande antecedenza, la stessa con la quale prevede le mosse di Montalbano. Ma, se è così bravo, perché continua a fare domande ovvie al commissario?
Gallo e Galluzzo non ci sono quasi più, ma questo già da alcuni anni.
Montalbano non esiste più. Non avendo una caratteristica, un tic ben identificabile è praticamente scomparso. E sì che era un personaggio complesso, interessante, spesso combattuto, con rapporti irrisolti ( il padre, la fidanzata). Con un rapporto di amicizia e competizione con Augello, che, comunque, era la sua spalla. E il cibo? Il cibo per Montalbano era importantissimo: legame con la terra, momento di vero piacere. Per non parlare del mare.
Ora il commissario ha l’unica funzione di far andare avanti la storia.
E questa cosa mi ha irritato assai. Mi sono sentita trattata da scema.
Montalbano e Fazio hanno continuamente scene in cui si raccontano quello che hanno scoperto fino a quel momento ( riepilogo per chi era in bagno?) che si concludono invariabilmente con Fazio che chiede: “ Allora, commissario, cosa pensa di fare, ora?”. E Montalbano allora introduce le prossime due o tre mosse, concluse le quali la scena si ripete identica e così via fino alla fine.
E’ tutto talmente impoverito, una specie di bignamino, con le due o tre cose che non possono essere eliminate; è tutto in bianco e nero, bidimensionale.
“Andiamo a pranzo” o “vi offro un caffè” sono solo momenti di pausa nella narrazione, necessari per il ritmo ma senza alcuna importanza in sé, senza senso. Il mare è diventata semplicemente l’ultima scena del telefilm: deve finire al mare. Per tradizione.
La tradizione ( e l’abitudine) è anche l’unico motivo per cui moltissimi italiani continuano a guardarlo, sono sicura.
Purtroppo io sono una contestatrice, sopratutto delle cose fatte per tradizione.

questo l’ho scritto io

Ouatann. Ombre sul mare. La Tunisia del vuoto incolmabile raccontata da Azza Filali