Essere in ricerca

filastrocche-streghe.
Questa immagine è la strega di Biancaneve, di Disney. Ho cercato immagini di streghe online. Moltissime immagini della serie televisiva Streghe, tutte le altre – non è che ho guardato proprio tuttetutte le immagini in rete – erano di donne vecchie e bruttissime o di donne giovani e sexy.  In entrambi i casi quindi immagini che rispettano sia lo stereotipo della strega come donna vecchia e brutta ed emarginata per questo che quello della donna che strega con le sue caratteristiche sessuali.

Riporto qua un brano che ha illuminato la mia ricerca:

“Quella che, dal trono d’Oriente, insegnò le virtù delle piante e il cammino delle stelle che, al tripode di Delfi, splendida del dio di luce, porgeva oracoli al mondo prostrato, questa, mille anni più tardi, la si caccia come fosse una bestia selvaggia, è inseguita agli angoli delle strade, umiliata, straziata, lapidata, piegata sui carboni ardenti.

Non bastano i roghi al clero, né al popolo le villanie né i sassi al fanciullo, contro la disgraziata. Il poeta (fanciullo anch’esso) la lapida con un’altra pietra, ancora più crudele per una donna. Suppone, chissà perché?, che fosse sempre laida e vecchia. Alla parola Strega, appaiono le orrende vecchie di Macbeth. Ma i crudeli processi mostrano il contrario. Molte morirono proprio perché giovani e belle.
La Sibilla prediva la sorte, la Strega la fa. Ecco la grande, autentica differenza. Lei chiama, cospira, opera il destino. Non è l’antica Cassandra che tanto bene conosceva l’avvenire, lo lamentava, l’attendeva. Lei lo crea. Più di Circe, di Medea, possiede la verga del miracolo naturale, e per sostegno e sorella ha la natura.” La strega, Jules, Michelet

Quello che sto cercando di immaginare è come donne che, in quanto tali, non hanno potere, non hanno parola pubblica, non hanno un ruolo riconosciuto ( nel medio evo come adesso) e che quindi sono deboli, fragili, insignificanti, sottovalutate, possano divenire potenti, impossessarsi di un’influenza tale da veder realizzati i loro desideri ( le loro profezie).

 

 

 

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Sincretismo religioso

Questa è la registrazione di un momento intimo di due famosissimi cantanti brasiliani, Caetano Veloso e sua sorella Maria Betania che con la loro madre Dona Cano, cantano una canzone dedicata ad una famosa Mae de Santo, Mae Menininha, una famosa guida spirituale del Candomblé, che è stata per più di sessanta anni a capo di uno dei più importanti Terreiros di Salvador de bahia, il Terreiro do Alto do Cantois,  famosa per essere riuscita a far convivere Candomblé e cristianesimo. Non mancò mai ad una Messa e ottenne il permesso dal Vescovo di partecipare con le vesti bianche delle orixas.

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Caetano Veloso, Maria Betania e la loro mamma Dona Cano

Ai! Minha mãe
Minha mãe Menininha
Ai! Minha mãe
Menininha do Gantois

A estrela mais linda, hein
Tá no Gantois
E o sol mais brilhante, hein
Tá no Gantois
A beleza do mundo, hein
Tá no Gantois
E a mão da doçura, hein
Tá no Gantois
O consolo da gente, ai
Tá no Gantois
E a Oxum mais bonita hein
Tá no Gantois

Olorum quem mandou essa filha de Oxum
Tomar conta da gente e de tudo cuidar
Olorum quem mandou eô ora iê iê ô

A! Madre mia
Madre mia bambina piccolina
A! Madre mia
Bambina piccola del Gantois
La stella più bella eh,
sta nel Gantois
E il sole più brillante, eh
sta nel Gantois
La bellezza del mondo, eh
sta nel Gontois
La madre della dolcezza, eh
sta nel Gantois
La consolazione della gente, hai!
sta nel Gantois
E la più bella Oxum, eh
sta nel Gantois

E’ stato Olorum a inviare questa figlia di Oxum
Per prendersi cura di noi e tutto curare
E’ stato Olorum a inviarla ora, sì sì

( Traduzione mia)

 

Neppure per mia sorella

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Stamani non riuscivo ad aprire il computer. Mi sono messa a leggere e a finire di schedare un libro molto bello: Il punto cieco, di Javier Cercas. Mi dicevo: accendi il pc, devi scrivere un sacco di roba, di vario genere. Accendilo. Niente. Fino a che non ho letto una frase in quel libro che mi ha dato una scossa. Parlando di intellettuali Cercas dice, tra le varie cose: “ (..) se una volta per tutte (l’intellettuale) si ficcasse bene in testa che la morale precede la politica, e che è impossibile essere un intellettuale onesto senza essere un uomo onesto.(…) e se non scordasse nemmeno per un istante che, nel suo caso, la rettitudine morale dipende dalla sua capacità di riflettere con la massima attenzione, di formulare idee corrette o che a lui sembrino corrette e di agire in accordo con esse e non in accordo con ciò che gli conviene pensare(…).”
Ora, lo so che giro sempre intorno allo stesso tema ( come tutti) ma è questo il punto: non solo per gli intellettuali, che ce l’hanno come obbligo.

Non sono un’intellettuale ma non ho mai rinunciato a riflettere con la massima attenzione e ad agire non come mi conviene ma come mi sembra corretto. Ma, ripeto, prima di agire, se si vuole che il nostro agire sia morale, occorre essere onesti con se stessi: occorre provare formulare idee corrette, o che a noi paiano tali.

Sento ancora l’angoscia nella voce di mia sorella che mi dice, al telefono: “E’ la fine del mondo!” . Rispondo: “Penso di sì, è la fine del mondo per come lo conosciamo, almeno. Magari potremmo, fra molti anni, costruirne uno migliore ma ora siamo nel momento della distruzione “.
Poi penso: non è detto che sia un male questa distruzione di certezze. Facciamo come dice Cercas, ragioniamo: avvenimenti epocali – cioè che avranno conseguenze per molti anni a venire – stanno accadendo. ( E il buon prof. Taliani, sociologia dello sviluppo, ce ne parlava nel 1990). Laddove c’è la guerra, la fame, la carestia, la sperequazione, l’ingiustizia le persone scappano perché sono bombardate, perseguitate, affamate. Cosa c’è di strano?
“ Ok, – dice sempre mia sorella – vieni qua a cercare di stare meglio. Mi sta bene. Ma perché poi ti metti una bomba addosso e ti fai esplodere? “
Forse perché tra i molti che trovano sufficienti motivi di serenità nel nostro mondo ce ne sono alcuni che, per ragioni diverse, questa serenità non la trovano e non la troveranno mai. E allora cercano protezione in una idea forte di identità, che è la cosa più liquida che esista, ma molti non lo sanno. E questi sono presi in mezzo a quei movimenti storici di cui sopra che vedono potenze prima ritenute marginali contendere il dominio sul mondo a potenze da sempre dominanti.
Cosa accadrà di noi? Non lo so. Cambierà il nostro stile di vita. Penso di sì. In peggio anche. Ci sarà meno libertà – cos’è tutto questo parlare di sicurezza? A cosa servono i militari per le strade? Non prevengono atti terroristici e io non mi sento più sicura, mi sento controllata – probabile; ci sarà più sospetto tra “noi” e “loro”, quindi aumenteranno le difficoltà di integrazione. Come effetto positivo prevedo che le persone che attualmente parlano di voler difendere il loro stile di vita, dovranno darsi da fare nel concreto per difenderlo veramente. Ognuno di noi, umile ingranaggio del sistema, dovrà fare scelte personali coraggiose, finalmente.
Ecco perché, in questi tempi, chi cerca facili rassicurazioni non potrà averne. Non da me, neppure se è mia sorella.

La barba di Abdul

Esercizio proposto da Barbara Idda, per provare a mettersi nei panni degli “altri”.
Il racconto nasce dall’osservazione di una fotografia che ritraeva l’interno di una moschea ed è una mia libera interpretazione.

Il Signore è grande, lui è la mia forza. Il Signore è grande, lui è la mia unica salvezza. Il Signore è grande, lui mi indica la strada.
Non potrò mai più camminare da solo; mai più, Signore, potrò fare a meno della tua guida. Ora so cose di me che non avevo mai neppure sospettato. Prima che Abdul venisse a vivere nella casa accanto, prima di posare il mio sguardo su di lui, la mia vita era un fiume tranquillo, prossimo a sfociare nell’oceano degli occhi di Amina. per continuare….