La progettazione sociale -Due

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Il telescopio di Galileo

Ho iniziato a scrivere progetti nel 1994. (Forse non dovevo dirlo: sono più di vent’anni).

Mi sono laureata in Scienze Politiche ad indirizzo politico sociale ma niente e nessuno mi aveva preparato. Presi trenta e lode all’esame di metodologia della ricerca sociale imparando qualche rudimento: ricordo qualcosa dei questionari, i campionamenti. Invece studiai statistica con difficoltà. Negli anni l’ho rivalutata moltissimo e ristudiata. Quella sì, mi è stata utile.

Ma come metodo, niente. Ho scritto la tesi a caso. Non ricordo che il mio professore, che amavo e stimavo moltissimo, mi abbia dato un metodo. Ah! Sì, una cosa mi disse: in ogni pagina ci deve essere almeno una citazione. E così fu.

Per fortuna poi, appena iniziai a lavorare in una cooperativa sociale della mia città, appena costituita, Il Cerchio, ebbi la possibilità di frequentare un corso di specializzazione in psicologia di comunità. Ecco, quello è stato davvero fondamentale. Diretto dalla professoressa Donata Francescato, il docente che più mi ha formato è stato Guido Ghirelli, psicologo, formatore eccellente e uomo di grande umanità.

Allora. Cercherò di far capire il punto fondamentale della progettazione, così come io lo capii da Guido e come l’ho sempre applicato.

Dunque si è detto nel primo post che, per progettare, bisogna conoscere bene il bisogno che si vuole provare a risolvere. Subito dopo, in ordine temporale bisogna fare un’altra cosa fondamentale: decidere che obiettivo abbiamo. Ho spesso visto persone intelligenti e competenti fare fatica a definire in maniera chiara e succinta l’obiettivo del loro progetto.

Credo di sapere perché. Questo infatti è il momento della logica ( ahh…mi piace molto la logica!).

Per dirla alla svelta: mai confondere i mezzi con i fini.

( Non sto qua a descrivere i due metodi fondamentali il Ciclo del Progetto e il Quadro Logico, li trovate in rete in diverse versioni. In ogni caso, alla fine di questa serie di post, metterò anche alcuni riferimenti tecnici e proverò a definire in maniera pratica ogni step progettuale.)

Riprendiamo l’esempio dei senza dimora ( da ora in avanti SFD) (a) e torniamo un attimo indietro. Non ho ancora mai detto che il paradigma, l’ottica con cui si osservano i bisogni, non è una sola. I punti di vista con cui si legge la realtà possono essere molti e dipendono da molti fattori che non è qua il caso di approfondire. E’ però, di questo sono certa, molto importate essere consapevoli del proprio paradigma per scegliere l’obiettivo giusto.

Ad esempio.

Il fatto, perché è un fatto, che alcuni senza dimora dormano sotto le logge e uno sia morto di freddo, può far ipotizzare bisogni diversi a seconda dell’ ottica con cui lo si guarda. Ad ogni bisogno diverso sono associati diversi obiettivi.

Provo a fare uno schema ( io adoro gli schemi!)

Punto di vista

Bisogno

Obiettivo progettuale

Securitario

Pulizia, decoro e salubrità della città

Trasferire altrove gli SFD

Sanitario

Mantenere alti standard di salute pubblica ( basata sul presupposto che i SFD contribuiscano ad abbassare)

Far curare gli SFD ammalati

Solidaristico

Non avere essere umani che dormono e muoiono in strada

Far dormire gli SFD in un letto pulito e caldo

Dei diritti

Che tutti gli uomini e le donne possano mantenere la propria dignità, in casa o sulla strada

Ascoltare gli SFD, soddisfare i loro bisogni primari, accogliere i loro problemi di integrazione.

Così penso che sia molto più evidente perché bisogna sapere qual è il nostro punto di vista per scegliere l’obiettivo del nostro progetto.

Direte: ma se parto dal fondo? Se io so già che, semplicemente, non voglio i SFD sotto le logge? A che mi serve risalire al mio paradigma?

Serve per essere coerenti. Ad esempio: se una amministrazione scegliesse l’obiettivo “trasferimento altrove” non potrebbe poi affermare candidamente di avere intenti solidaristici, perché sarebbe immediatamente sbugiardata dall’opinione pubblica, almeno dalla più avvertita.

Serve per progettare azioni coerenti. Se non vuoi i SFD sotto le logge fai prima a farli sloggiare con la Polizia che a costruire un Ostello notturno.

Serve a non progettare azioni controproducenti. Se non vuoi i SFD ecc…e costruisci un Ostello notturno ti sei fregato perché, dal momento che in città c’è un nuovo servizio, arriveranno SFD anche di città vicine, dove magari il servizio non c’è…ecc…

Serve, infine, per essere seri.

Nel prossimo post proverò a descrivere in pratica la famosa differenza indicata sopra, quella tra mezzi e fini, chiarita la quale trovare l’obiettivo di un progetto è molto più semplice. Intanto si può iniziare a pensarci. Non è difficile.

Per ora fermo qua. Domande, integrazioni, osservazioni, correzioni, dubbi?

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