La progettazione sociale – tre. Come si legge un bando.

Lasciamo per un attimo le questioni teoriche ed entriamo nel pratico. Fino ad ora abbiamo parlato di individuazione del bisogno, definizione dell’obiettivo ( anche se di questo dovremo riparlare per chiarire che cosa intendevo dicendo “ non confondere i mezzi con i fini”).
E’ un fatto però che chi vuole progettare, a meno di situazioni particolari, lo deve fare a partire da un bando di finanziamento emesso da un ente pubblico o privato. Il progettista alla prime armi, il presidente di associazione, lo psicologo neolaureato semi volontario, l’assistente sociale che vuole tentare di racimolare un po’ di soldi extra budget assegnato…insomma lui o lei che ha letto un annuncio, poi si trova a leggere un bando. Sembra facile, ma non lo è. Come si legge un bando?
Un bando si legge tutto. Bella scoperta, diranno i miei cinque lettori. Attenzione: tutto significa: facendo attenzione ad ogni parola.
Un avviso per la presentazione di progetti ( un bando, appunto) è l’unico documento con cui il committente deve spiegare tutto quello che vuole ( obiettivi – i contenuti), come lo vuole ( i metodi), come vuole che spendiate i suoi soldi e come NON dovete spenderli e, infine, come vuole che gli rendiate conto di quanto speso ( o non speso). E’ quindi un documento, magari di poche pagine, molto molto denso. Non ci sono parole inutili, superflue, date retta a me.
Potrà sembrare strano ma mi è capitato più volte che qualcuno sia venuto da me dicendomi: “ Carino, Melania. Questo bando sembra fatto proprio per noi…”. Bene: leggo il bando e…l’organizzazione in questione non è tra i soggetti ammissibili! Tanti sogni per niente.
Allora: un progettista, presidente, psicologo ( ecc…come sopra) vede un Avviso per un tema che lo interessa molto, pensa proprio che la sua organizzazione potrebbe partecipare perché si occupa proprio di quella cosa lì. Bene.
Quali sono le informazioni da cercare in un bando in ordine di tempo/priorità, per la mia esperienza. Cioè, dopo aver sbagliato diverse volte, aver perso tempo, aver dovuto ricominciare da capo ecc…:
1. la scadenza. Accertati di avere almeno un mese di tempo per fare il progetto. Non tanto per scriverlo, ché quello si fa in pochi giorni, se c’è già una buona idea. Quanto per la definizione dei partenariati – necessari in quasi tutti i bandi. Se siete un ente/associazione che lavora da tempo, con reti e relazioni già strutturate che, cioè, possono essere attivate velocemente, possono andare bene anche quindici giorni. Altrimenti no. Ci vuole tempo per costruire una rete, una minima rete di partenariato sul territorio;
2. il soggetto ammissibile. Subito dopo, ovviamente, bisogna vedere se avete i requisiti formali per partecipare. Se siete una associazione e pensate di poter partecipare a tutti i bandi per associazioni forse non sapete che ci sono molti tipi di associazioni e non tutte possono partecipare a tutti i bandi.
Ammettiamo che abbiate la forma giusta. Cosa andiamo a guardare ora?
3. Il cofinanziamento, ovvio! Dovete verificare se l’avviso prevede un vostro cofinanziamento del progetto, in quale misura, in quale forma, se è obbligatorio o facoltativo, quanti punti dà averlo, entro quali percentuali. Perché conosco associazioni che hanno bilanci molto poveri e non possono cofinanziare, a volte neppure attraverso la valorizzazione del lavoro volontario. I bilanci degli enti pubblici invece sono a molti zeri, ma i soldi sono già tutti impegnati, e non esiste una voce “cofinanziamento” nei loro budget ( la Regione lo fa, forse è l’unica!) e, così facendo, per non accantonare pochi soldi di cofinanziamento perdono opportunità milionarie…Vabbè…
4. Ora potete iniziare a guardare le cose che vi piacciono: obiettivi, destinatari ecc..Potete iniziare a farvi un’idea più chiara di quello che si cerca di ottenere attraverso il bando.
Quando negli avvisi si leggono espressioni: preferibilmente, sopratutto, datemi retta, fate come se ci fosse scritto: esclusivamente. Esempio: avviso per la presentazione di progetti a favore di minori immigrati, preferibilmente non accompagnati. ( Ho inventato). Io farei un progetto per minori non accompagnati, non proverei a metterci gli altri – quelli con famiglia -, e questo per un banale motivo di tattica: se un ente finanziatore scrive così significa che prima finanzierà tutti i progetti di quel tipo e, dopo, se sono avanzate risorse, allora, pensa anche agli altri. E’ una questione di probabilità non di bravura progettuale.
Ultimo, per ora, ma non per ultimo: indicazione importantissima, ma la più importante di tutte, a livello strategico.
Quando leggete un avviso, cercate sempre di capire chi è il committente, informatevi, se non lo conoscete, di quale sia la sua politica di finanziamento ( cercate documenti, bilanci commentati, relazioni programmatiche). Dovete capire qual è la mission dell’ente e in questo modo sarete anche in grado di leggere tra le righe dell’avviso qual è la finalità ultima dei finanziamenti messi a bando. Dopo che vi sarete formati un’idea, partecipate se e solo se avete un progetto che calza a pennello; non cercate di ficcare a forza la vostra idea ( il vostro bisogno) dentro una scarpa troppo stretta. Dovete pensare che i valutatori, la commissione che leggerà i progetti, si accorge subito se il vostro è forzato o un po’ finto, appiccicato. Poi, per ragioni diverse, può anche decidere di finanziavi ma è un rischio che, secondo me, non vale la pena di correre.

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