affari e famiglia

degas, affari di famiglia

Il termine “matrimonio” deriva dalla parola latina “munus” cioè dono, ricchezza, proprietà.

Matrimonio, quindi, ha indicato per secoli una unione a carattere essenzialmente negoziale e patrimoniale, realizzata tra due persone ma che andava ben al di là di loro. Era un fatto sociale, generava alleanze e, per questo, sviluppava solidarietà materiale e morale all’interno di un gran numero di persone, la parentela allargata.

L’amore, l’ intimità erano secondari rispetto ai duraturi effetti sociali del matrimonio.

Nella società attuale invece, questi valori sono diventati sempre più centrali nella vita della coppia, che non sente più, alle sue spalle, la presenza di tutto il gruppo dei parenti, ma vive il matrimonio come un unione dove il maggior rilievo è dato al legame sentimentale tra i due, i quali si promettono reciprocamente, e non a tutta la parentela di sangue e acquisita, fedeltà e solidarietà.

Ma “il processo di soggettivizzazione dei criteri che sostengono, soprattutto tra i giovani, la scelta matrimoniale, può assumere – in modo del tutto conseguente all’espansione del codice espressivo e affettivo -, aspetti di ripiegamento narcisistico. In altri termini, sposarsi significa oggi, non di rado, convivere con un’altra persona, destinataria della propria espressività, piuttosto che costruire un “noi” attraverso una relazione rispondente a un progetto comune che mantenga la responsabilità e l’ impegno verso tale progetto.”

E. Scabini Psicologia sociale della famiglia ed. Bollati Boringhieri, 1995.