Del perché la mediazione familiare (quasi) non esiste

303px-Addams_Family_main_cast_1964E’ un po’ come in quegli spettacoli teatrali off off: ci sono più attori in scena che spettatori in sala.
Provo a mettere un po’ di riflessioni in fila.
I professionisti che possono fare mediazione familiare sono:
a) psicologi/e e psicoterapeuti/e – ovviamente. Forse sono più interessati quelli a indirizzo sistemico, ma non so. E’ normale. Immagino che se un paziente porta in seduta problemi di tipo relazionale con il proprio partner, lo psicoterapeuta può decidere di affrontare anche quel tema;
b) i/le counsellor. Ovvio, per la ragione di cui sopra. Anzi, poiché il percorso di counselling è generalmente rivolto ad affrontare problematiche di tipo relazionale, più che profonde ( intrapsichiche) anche se ovviamente le due cose sono strettamente correlate, mi pare più che plausibile che si decida, se del caso, di arrivare ad una mediazione;
c) le/gli assistenti sociali. Moltissimi/e assistenti sociali affrontano quotidianamente casi di famiglie problematiche e quindi molti, avendo sentito la necessità di strumenti professionali più affinati, sono diventati mediatori familiari;
d) i/le mediatori/trici familiari. Questi/e possono avere alle spalle una laurea in materie sociali ed hanno fatto i due anni di corso specialistico per diventare mediatori. Ad esempio io.

E quante coppie ci sono in mediazione?
Non lo so. Penso che nessuno lo sappia con certezza. Sicuramente molto poche. Quante coppie ne avrebbero bisogno? Non lo so, con certezza non lo sa nessuno. Sicuramente molte.
Molte se si leggono le statistiche: un matrimonio su quattro ( circa) finisce in separazione. Molte se si osservano ad occhio nudo le conseguenze devastanti di separazioni conflittuali, mai veramente interiorizzate. Su ex coniugi, famiglie intere e, sopratutto, sui figli.
Ma le coppie non vanno in mediazione.
Ho le mie idee. Nel senso che ci ho pensato un bel po’. Poi magari sbaglio, e mi piacerebbe che mi fosse mostrato l’errore o gli errori.

Prima causa: economica. Nel momento della separazione ci vogliono i soldi per l’avvocato. Di lì non si scappa. La separazione, com’è noto, è un momento di impoverimento delle coppie, anche di
quelle benestanti: si dividono i redditi, quindi non funzionano le “economie di scala” che si creano quando si convive; si deve trovare un’altra casa – altri soldi, ecc…Probabilmente i due coniugi pensano di non avere abbastanza denaro per pagare una mediazione. Anche se costa e dura poco.

Seconda causa: psicologica. Quando due si separano sono talmente incazzati – nella maggioranza dei casi – che proprio non hanno nessuna intenzione di mettersi d’accordo. Ma come? Lo/ La vorrei strozzare ogni volta che lo/la vedo e tu mi dici che devo trovare un accordo? Va da sé che le coppie che si separano “civilmente”, cioè senza troppi conflitti, non hanno bisogno di una mediazione. Ne possono davvero fare a meno.

Terza causa: indefinitezza. Nessuno sa cosa davvero sia una mediazione familiare. Una roba psicologica? Una cosa pratica? Sostituisce l’avvocato? Mi obbliga o non mi obbliga in tribunale? Ma quanto dura? Quanto costa? Ecc…E poi: per mettere d’accordo due persone, siamo sicuri che serva un professionista? Non bastano forse due amici di buona volontà?

Quarta causa: gli avvocati divorzisti. Per la mia esperienza la maggior parte non ha nessuna intenzione di indirizzare la coppia conflittuale che si trova di fronte, a un mediatore perché: 1) non sa cos’è, non sa che esiste; 2) pensa di sapere cos’è, cioè qualcuno che gli fa perdere tempo; 3) pensa di sapere cos’è, cioè qualcuno che gli frega i clienti…

Attualmente è abbastanza normale che, nei casi di separazioni non consensuali particolarmente conflittuali, il giudice prescriva la mediazione familiare: questi interventi costituiscono la gran parte di quelli che vengono effettuati. Sebbene vissuti probabilmente come una vera e propria medicina, non è detto che questi incontri, se non proprio obbligatori, certo consigliati con autorità da un giudice, non possano portare a qualche risultato. Non è detto.

Ma le coppie ne avrebbero bisogno. Come informarli correttamente ?

Ad esempio tramite gli insegnanti. Molto spesso in classe la maestra/il professore avvertito, nota che un alunno è cambiato, è disattento, il suo rendimento è calato, è diventato indifferente oppure aggressivo. Non è difficile fare due domande e sapere la verità. A volte lo studente o l’alunno stesso si confidano, hanno bisogno di farlo. Sarebbe facile informare i genitori, magari durante gli incontri di ricevimento. Oppure no, ci potrebbero essere problemi? Fatemi capire.
Oppure un preside potrebbe invitare mediatori familiari ad informare i genitori in assemblee, magari la sera. Offrendo informazioni generali a genitori volontariamente accorsi non si viola nessuna legge dello stato, o sbaglio? Oppure, ancora, si potrebbe mettere a disposizione un mediatore qualche ora di mattina o di pomeriggio per accogliere genitori in crisi che hanno bisogno di informazioni.
Insomma, si potrebbero fare davvero molte cose.

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