Sullo stalking. Brevemente alcuni punti.

Mi sembra più che mai di attualità. Di tutte le cose importanti che dice l’autrice voglio evidenziarne due:

PRIMO: se un uomo appena vi conosce ( e anche una donna ma qui si parla di uomini) vi dice subito, tipo dopo una settimana o dopo un mese, che non può fare a meno di voi, che è pronto a trasferirsi, sposarvi o cose così tanto impegnative, se vi regala un brillante ecc…diffidate e NON vi fidanzate. Sicuramente – dico sicuramente – non è un uomo”sano”.
SECONDO: NON ANDATE ALL’ULTIMO APPUNTAMENTO

bei zauberei

Premessa.
Regolarmente la cronaca ci parla di episodi tragici di violenza di genere, che esitano in femminicidio. Meno spesso la cronaca parla dei frequenti casi in cui la violenza di genere esita in un’aggressione fisica anche molto grave, arti rotti, nasi rotti, sfregiamenti del volto o accoltellamenti. In questo post vorrei proporre delle indicazioni generiche, forse ipersemplificate, ma proprio per questo io spero maggiormente fruibili, da utilizzare come dispositivo di partenza per contrastare la violenza di genere, che nasce nelle relazioni violente. Esistono infatti altre forme di violenza contro le donne, ma nel nostro contesto culturale quella che nasce nella coppia patologica è quella più allarmante. Ma ecco, intanto per noi:

1.
Nelle relazioni che esiteranno in un femminicidio almeno uno dei due partner ha un rapporto patologico con la relazione di dipendenza emotiva. Ci potrebbe essere frequentemente una vulnerabilità biologica, ossia una predisposizione psichiatrica, ma questa predisposizione è diventata…

View original post 1.112 altre parole

Annunci

Adolescenti e politica un secolo fa

Eravamo ventisei, mi pare, maschi e femmine in numero equilibrato. Eravamo grandi, alcuni già diciottenni col privilegio di firmarsi da soli le giustificazioni, traguardo festeggiato di solito con almeno un giorno di “buco” a scuola per tornare il giorno dopo con la giustificazione firmata di proprio pugno e sancire definitivamente l’ ingresso nell’età adulta.
Erano mattine passate gomito a gomito, maglioni d’ inverno, jeans d’ estate, il caldo dai termosifoni alti, quelli di ghisa, perché la scuola era antica, con i soffitti altissimi e le finestre da collegio sulle alpi svizzere. A differenza delle altre scuole, al classico avevamo il privilegio di entrare in classe appena si arrivava, la mattina, senza dover aspettare fuori al freddo che il bidello aprisse il grosso portone alle otto in punto. Un gruppetto di noi arrivava un po’ prima e entrava subito in classe, il Preside si fidava, eravamo al classico, diamine: tutti bravi ragazzi. Tutti bravi ragazzi, certo, figli di famiglie borghesi, importanti, conservatrici o rivoluzionarie che fossero.

Ricordo la prima assemblea in quarta ginnasio.

Contenta: finalmente si partecipa; interessata: la mia famiglia operaia mi aveva bene addestrato, la politica era di casa, era pane quotidiano da noi. Non ricordo il tema, c’entravano gli operai però! Chi, meglio di me… Presi la parola. Una di quarta era un evento, di solito la legge non scritta affermava che intervenivano pubblicamente in assemblea quelli del liceo, se si faceva ancora il ginnasio si ascoltava in silenzio. Io, invece no, chiedo di parlare e racconto una cosa che mi aveva raccontato mio padre, che mi aveva colpito molto e cioè che nella sua fabbrica gli operai per andare in bagno avevano quindici minuti e non di più e un tizio che li cronometrava.
Si parlava di diritti degli operai, diamine, e a me sembrava che il diritto di stare in bagno quanto era necessario fosse il minimo. Silenzio nell’aula affollata di studenti. Io piccola, ancora più piccola. Nessuno commenta il mio intervento e si riprende da dove si era lasciato.
La sensazione di essere invisibile me la sono tenuta a lungo, la certezza di essere fuori posto, forse, per sempre.

Essere in ricerca

filastrocche-streghe.
Questa immagine è la strega di Biancaneve, di Disney. Ho cercato immagini di streghe online. Moltissime immagini della serie televisiva Streghe, tutte le altre – non è che ho guardato proprio tuttetutte le immagini in rete – erano di donne vecchie e bruttissime o di donne giovani e sexy.  In entrambi i casi quindi immagini che rispettano sia lo stereotipo della strega come donna vecchia e brutta ed emarginata per questo che quello della donna che strega con le sue caratteristiche sessuali.

Riporto qua un brano che ha illuminato la mia ricerca:

“Quella che, dal trono d’Oriente, insegnò le virtù delle piante e il cammino delle stelle che, al tripode di Delfi, splendida del dio di luce, porgeva oracoli al mondo prostrato, questa, mille anni più tardi, la si caccia come fosse una bestia selvaggia, è inseguita agli angoli delle strade, umiliata, straziata, lapidata, piegata sui carboni ardenti.

Non bastano i roghi al clero, né al popolo le villanie né i sassi al fanciullo, contro la disgraziata. Il poeta (fanciullo anch’esso) la lapida con un’altra pietra, ancora più crudele per una donna. Suppone, chissà perché?, che fosse sempre laida e vecchia. Alla parola Strega, appaiono le orrende vecchie di Macbeth. Ma i crudeli processi mostrano il contrario. Molte morirono proprio perché giovani e belle.
La Sibilla prediva la sorte, la Strega la fa. Ecco la grande, autentica differenza. Lei chiama, cospira, opera il destino. Non è l’antica Cassandra che tanto bene conosceva l’avvenire, lo lamentava, l’attendeva. Lei lo crea. Più di Circe, di Medea, possiede la verga del miracolo naturale, e per sostegno e sorella ha la natura.” La strega, Jules, Michelet

Quello che sto cercando di immaginare è come donne che, in quanto tali, non hanno potere, non hanno parola pubblica, non hanno un ruolo riconosciuto ( nel medio evo come adesso) e che quindi sono deboli, fragili, insignificanti, sottovalutate, possano divenire potenti, impossessarsi di un’influenza tale da veder realizzati i loro desideri ( le loro profezie).

 

 

 

La gioia di essere inutile

L’aria a tremila metri era chiara come il vetro e fredda come il ghiaccio dei ghiacciai perenni. Niente inquinamento, non pulviscolo o polveri sottili, si vedeva lontanissimo. Case basse, capanne di fango e foglie, con un buco in mezzo per camino e il pavimento di terra battuta. Non un albero o un filo d’erba per chilometri.

I bambini che lavoravano sui campi ai lati della strada avevano tutti due o tre maglioni, cappellini marroni e neri lavorati a mano e due guance rosse da mangiare, cuperose causata dal freddo e da una dieta ricca di patate e povera di vitamine.

Per continuare clikka quaBoliviaTiticaca

Abbatto i Muri e le aggiustatrici della narrazione sul materno

Questo argomento mi tocca. Nelle cose che scrivo ci sono sempre donne che sono madri e donne che non lo sono.

Al di là del Buco

“Imperativo biologico”, “il più potente dei sentimenti”, “dovreste baciare i piedi a vostra madre”, e queste sono solo alcune delle affermazioni normative che da ieri scorrono sulla pagina fb di Abbatto i Muri perché abbiamo osato scrivere che ci sono donne che si sentono “complete” anche senza avere figli. Sappiamo che ci sono temi caldi per i quali le risse sono d’uso. Vietato pubblicare foto di donne in carne perché arriva lo squadrone di salutisti a fare diagnosi e prescrizioni mediche. Vietato pubblicare storie di donne che “tradiscono” il compagno, per così dire, perché al di là della complessità quel che suona male è che lei “non sa amare”, come se ci fosse una regola d’amore universale, e che lui ha le corna. Vietato anche discutere di maternità senza usare retoriche universalmente note e definibili secondo logiche patriarcali/matriarcali. Le aggiustatrici, con seguito di paternalisti, che non mancano mai di tuffarsi…

View original post 684 altre parole

Lavorare in emergenza con le donne vittime di violenza

Per tutti coloro che si occupano professionalmente di alte marginalità. Una riflessione importante, un modo per guardarsi dentro.

bei zauberei

Premessa.
Qualche giorno fa ho partecipato a una riunione di risorse territoriali per un progetto riguardante la violenza di genere. Era un po’ di tempo che non mi confrontavo con l’esperienza di trincea, che io stessa avevo fatto in passato nei centri antiviolenza, e ho riconosciuto ancora una volta le difficoltà materiali e psicologiche di chi si mette a disposizione per intervenire nella fase di sostegno di maggior impatto, ossia gli operatori di primo soccorso, per la verità operatrici, che sono quelle che devono trovare una risposta quando una donna si presenta e dice che qualcuno la vuole ammazzare. La riunione si era fatta molto animata e concitata perché il problema di questi operatori di confine è in buona parte dovuto alla cronica assenza di risorse – per cui quando arriva la donna al pronto soccorso per esempio o chiama in un centro per trovare riparo – spesso non si…

View original post 1.739 altre parole