11/09: alle origini

Questa è la mia risposta alla domanda: come hai vissuto l’ undici settembre?

Ho saputo dell’11 solamente il 13 settembre, forse leggendo qualche locandina di giornale, esposta per strada.
Chiesi a Karla: – Hai sentito di questa cosa che sono crollate due torri a New York?
– Sì, ho letto -.
Karla è una giovane donna, con una bella faccia rotonda, capelli crespi e pelle ambrata. E’ la regista dell’unico gruppo di teatro che abbiamo qua, nella capitale.
– Mi sembra una cosa grossa – provai a commentare.
– Sono morti un po’ di americani. Chi se ne frega! Sai quanta gente muore di fame tutti i giorni, nel mondo! –
Dalla veranda della mia casa di legno, a Rio Branco, – Acre – Brasile -, New York era molto lontana. Molto di più di quando vivevo in Italia.
Con Karla, bevendo un caffè italiano fatto con la caffettiera che mi ero portata in valigia, non riuscivamo a capire che cosa era davvero successo.
Per quanto mi sforzi di ricordare ora, nessuno in città fece grandi commenti. Non ne parlammo al bar la sera, mentre con gli amici si beveva una di quelle birre così ghiacciate che, fuori dal Brasile, non ho mai più bevuto. Non se ne parlò neppure con i colleghi il giorno dopo, al Centro giovani di Cidade Nova, dove si realizzava il progetto Beija Flor, per il quale mi ero trasferita nel mezzo della foresta amazzonica. Forse solo qualche commento, nient’altro.
In Brasile la realtà era troppo più reale di un attentato avvenuto nel nord del continente. In oltre, non c’era stata una copertura mediatica martellante come, mesi dopo, ho scoperto essere successo in Italia. Il telegiornale ne avrà parlato, sicuramente. E uscirono articoli che io non lessi.
Quali sentimenti provai, la sera del 13 settembre 2011, prima di addormentarmi? Nessuno.
Con ogni evidenza, quella, era faccenda da primo mondo.
Lì, da noi, le cose urgenti erano altre.

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