Flusso di coscienza

piazza della vergogna

Piazza del Municipio a Palermo

Il 1985

Dal freddo delle acque dell’Arno, in parte gelate, con le rive fonde di neve, esce un rivolo d’acqua che scorre con difficoltà. Attraversa ostacoli bassi, cespugli e arbusti di stecchi ghiacciati che scendono verso il ventre di poliziotti assassinati, riversi sull’asfalto. Scomposti manichini osservati da occhi stupiti, per l’ennesima volta, umidi di lacrime ormai esaurite.

La pelle che fino a ieri vestiva un grosso maglione di lana rossa fatto a mano è coperta da un sudore lieve di ragazza giovane che vede le statue nude diella piazza del municipio di Palermo per la prima volta. Lo stupore per l’esistenza di questo sud, fino a quel momento solo immaginato, si mischia con la bontà di spaghetti allo scoglio, mangiati con Rino in un ristorante sul mare

Ieri hanno fatto un frego sulla sua macchina, dice. Che è di suo padre, racconta. Conoscono i suoi movimenti, sanno quando va e quando torna dal giornale, Ma non importa. Lui è lo stesso ragazzo che incontravamo tutti gli anni a Camaldoli. Che è venuto a trovarci lo scorso inverno. Quando sono venuto l’ultima volta, ricordate? Chiede. Era febbraio. Quel vento freddo e la pioggia. No, non potrei vivere in un altro posto, in nessun altro posto che non sia Palermo. A raccontare questo. Quello che succede a questa città e a quelli che ci abitano. Quello che sta succedendo a tutta l’Italia, alla fine