La ragazza millefoglie

La chiamavano così perché aveva molti strati di pelle, e le piaceva essere sfogliata.
Magra, con grandi occhi chiari, era quasi trasparente ormai.  Quella sua pelle bianchissima che poteva facilmente scivolare via era una rarità, una eccezionale combinazione genetica.
Bastava prenderle con delicatezza la punta delle dita e tirare dolcemente per far venire via la pelle delle mani e delle braccia. Se si voleva sfogliarle la testa e le spalle bisognava pizzicarle la pelle sottile dietro la nuca e tirare con un unico movimento lento.
Il fatto però è che, tutti lo sanno, la pelle è una protezione per noi esseri umani, e la ragazza millefoglie era un essere umano, anche se aveva questa rara mutazione genetica.
Lasciare che chiunque le togliesse uno strato di pelle, a lungo andare, certamente non avrebbe giovato alla sua salute. Ma a lei piaceva, era il suo modo per godere del suo essere diversa. Era il suo modo per sentirsi al centro dell’attenzione.

E poi, per la verità, provava piacere a sentire quel brivido sottile e quel lieve pizzicore mentre perdeva una muta e rimaneva con quella sottostante, nuova di zecca.
Certo, negli ultimi tempi aveva sempre più freddo, anche d’estate. Ormai si vestiva con strati di magliette e maglioni di lana, e per uscire non abbandonava mai un piumino di vere piume d’oca, l’unico che all’ aria aperta non le facesse provare brividi continui. La sua pelle. poi. era diventata talmente sensibile che qualsiasi oggetto vi lasciava l’ impronta.
Alcuni tentarono di dissuaderla: basta, fermati, le dicevano. Non permettere che un altro ancora ti sfogli ma lei diceva si, avete ragione e poi, però, non riusciva a rinunciare a quel piacere effimero ma duraturo nel suo cuore.
La trovarono un giorno morta nel letto con il bianco delle ossa che risaltava sul lenzuolo colorato.

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