Le ferie dell’angelo custode

Aspettavo il treno delle 11.00, un eurostar per andare a Roma a una riunione che, da quel poco che sapevo, doveva essere piuttosto impegnativa. Andavo perché avevo così tanto rotto le scatole al mio capo, stressandolo che ero competente e volevo essere messa alla prova, che non avevo potuto dire di no quando lui, tre giorni prima mi aveva convocato per dirmi:
– Allora Serena, c’è questa opportunità. Vai tu alla riunione?- E di fronte alla mia faccia dubbiosa aveva aggiunto: – Bè? Ma, non fremevi, non ardeva il sacro fuoco della progettazione strutturale nelle tue vene? –
Non avevo rifiutato. Sarebbe stata una colossale figura di merda e lo sputtanamento assicurato in ufficio come chiacchierona, come quella che apre-bocca-e-da-fiato. Insomma come una che parlare, parlava, ma fare…
Dunque ero alla stazione immobile come un palo, si risparmia energia, avete mai provato? Ci si stanca di meno. Aspettavo. Non è entusiasmante aspettare. Non avevo la faccia entusiasmata. Ero vestita abbastanza bene, da riunione, ma la ciocca rosso fuoco dei miei capelli, la cartellona di cuoio consunta, e quello che sta subito dietro le cornee e le pupille, forse, lasciavano intuire che l’abito non faceva la monaca. Dico così perché mentre dentro di me mi maledicevo, non solo per avere deciso di andare a quella riunione difficilissima, dove certamente gli altri mi avrebbero fatto a pezzi – la mia autostima funziona a intermittenza – ma anche per aver fatto domanda ed essermi lasciata assumere da quello studio di ingegneri tutti maschi dove io facevo l’architetta, unica femmina; insomma nel mentre questa tempesta mi si scatenava dentro, tuoni e lampi compresi, passa un ragazzo, non più di trent’anni, bassetto, magretto, rastone, occhi e barba neri come mangiafuoco. Mi passa vicino, mi guarda una volta negli occhi rapidissimo e poi ritorna indietro con lo sguardo e la seconda volta mi molla un sorriso a trentadue – quanti sono? – denti bianchissmi! Rimango basita. Non per gli sguardi, che alle stazioni sono abbastanza normali, uomini e donne si guardano di sfuggita, avete mai notato? Si guardano con veloci occhiate soppesatorie e poi passano oltre, se uno ti guarda due volte, e a volte mi capita, significa che la prima volta l’hai colpito. Nel bene o nel male, dico. Io rimango sorpresa del rasta perché ha uno sguardo chiaro, trasparente e invitante e perché è accompagnato da quel sorriso accogliente, come un divano a tre piazze. Ricambio, nel senso che non posso fare a meno di ricambiare e gli angoli della mia bocca, dotati di volontà propria, si stirano fino a farmi fare un bel sorriso anche a me.
Il bel sorriso passa oltre, con la coda dell’ occhio cerco di vedere dove si dirige, a quale binario è legato il suo destino.
Non è il mio, ovviamente, poiché quando c’è da lavorare il mio angelo custode è in ferie. Molto evidentemente delusa mi avvio al binario per Roma, lentamente, camminando a passi piccoli piccoli. Non so, quel sorriso mi ispirava, i rasta mi ispirano, uno che mi sorride mi ispira perché gli altri tutti ti squadrano, ti fanno la radiografia ma con la faccia incolore e inodore, con la faccia alla io-ho-cose-più-importanti-da-fare. Lui invece, col suo cappottone largo, la borsa del commercio equo, la barba alla come viene viene, mi fa venire voglia di scappare, andare via, cercare posti più ospitali, gente più accogliente, riunioni senza pescecani, creatività senza se e senza ma.
– Ciao, mi hai sorriso o sbaglio? –
Cazzo, penso, sta a vedere che m’ ha preso per una maniaca!
– Ehm si, ti ho sorriso perché tu mi avevi sorriso -.
– Si, hai ragione. Ti ho sorriso -. Lo fa di nuovo: dannato!
– Dove vai? – Mi chiede lui a bruciapelo
– A Roma -. Non riesco a sorridere io, invece, in quel momento. – E tu?-
– Andavo a Firenze, ma mi sa che vengo a Roma con te -.
E l’ ultimo sorriso mi conferma che il mio angelo custode deve essere tornato dalle ferie, pochi secondi fa

Annunci

One thought on “Le ferie dell’angelo custode

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...