Miserere

Laura camminava lentamente, tornando a casa da una mattina passata al lavoro, al Centro giovani. Osvaldo non aveva potuto accompagnarla col furgone come faceva di solito, e lei doveva arrivare a casa a piedi, e non era una cosa semplice, visto che era mezzogiorno e si trovava all’equatore. Il sole a picco era intollerabile e lei aveva la schiena bagnata, e il vestito appiccicato alla schiena aumentava la sua irritazione. Ma bisognava farsene una ragione, era inutile lamentarsi.
Laura, dunque, camminava lentamente col fiato corto per il caldo e l’umidità, col suo vestitino di cotone nero, cercando riparo all’ ombra delle tettoie sporgenti dei bar, fatti di assi inchiodate, dove la sera vendevano un pessimo alcool e della birra congelata a facchini stanchi dei mercati generali e a donne con gonne molto corte e seni e pance scoperti con generosità.
Camminava con le sue infradito d’ordinanza, cercando di non calpestare lo schifo sparso per terra: cacche di animali, vetri rotti, carte di ogni genere, sporche di qualsiasi cosa, cicche spente, lattine accartocciate, fango seccato e molto altro ancora. Camminando guardava dunque verso il basso, facendo attenzione a dove metteva i piedi e non si accorse dell’essere umano che stava arrivando dall’altra parte della strada, sull’altro marciapiede.
Quando furono a pochi passi, però, alzò gli occhi e la vide. Dapprima le sembrò una ragazza incinta, come ne vedeva moltissime, in ogni momento e luogo. Dovette però guardarla con insistenza per comprendere cosa aveva davanti.
Lei aveva una età compresa tra venti e cinquant’anni, un vestito scolorito a fiori con sopra una maglietta lunga, enorme con una scritta elettorale. Era scalza, le palpebre socchiuse, le guance gonfie, le labbra tumefatte, pochi denti, ed una pancia enorme, – sembrava di sette mesi – e forse lo era, forse si era fatta mettere in cinta per una birra o per una bottiglia di cachaça. O forse era semplicemente cirrotica all’ ultimo stadio.
Stava camminando verso Laura, persa completamente nel suo mondo. Le passò a un metro, senza guardarla. Forse non guardava nessuno da tanto tempo. A Laura sembrò che tenesse stretto in pugno qualcosa, immaginò qualche spicciolo per comprare ancora da bere.
Subito non volle capire, non riuscì a capire.
Dovettero passare cinque lunghi minuti prima che riuscisse ad ammettere con se stessa di avere visto una donna. Disfatta dall’alcool, un guscio di essere umano sul punto di sfibrarsi, sfasciarsi, di mollare le corde consunte che, ancora, la stavano tenendo insieme.
Dovette ancora fare tutta la strada fino a casa, sotto quel sole a picco, prima di buttarsi sulla prima sedia della cucina, consapevole che niente nella sua vita precedente l’aveva preparata all’incontro che aveva appena avuto.
E insieme a tutto il resto, alla rabbia, allo schifo, al dolore, sentì crescere dentro la pietà, per quella donna e per la sua storia. Ed ebbe bisogno di recitare un miserere.

Annunci

One thought on “Miserere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...